Dal diario di un milite – I giorni della Liberazione
«Giorni della Liberazione. Infuria la lotta, i cecchini sparano a casaccio provocando vittime innocenti; siamo bloccati in sede, senza mezzi; il telefono muto per parecchi giorni; intorno alla sede è un crepitare di spari; morti ovunque, feriti a decine, ammalati non assistiti a centinaia.
Ci viene richiesta una barella per trasportare il cadavere di un amico: si parte, come sempre, nella nostra qualità di Militi, per raccogliere tutti, amici e nemici…
Così per qualche giorno, con la barella a mano, preceduti da un Milite sventolante una grossa bandiera, accorremmo ovunque fosse necessaria la nostra presenza. Le pallottole fischiavano, ma fortunatamente nessuno fu colpito.
La sala del pronto soccorso fu trasformata in camera mortuaria, e i cadaveri si rinnovavano continuamente.
Così anche in questa occasione, attraverso l’opera dei Militi, la Croce Verde, assolse onorevolmente il compito per cui fu fondata.
Ora la tempesta è passata, siamo pochissimi, ci assumiamo ogni responsabilità, ci dividiamo i compiti; bisogna riorganizzare, riprendere la vita interrotta dalla guerra.
Un modesto artigiano viene in nostro aiuto, fornendoci a prezzo di fabbrica molto materiale automobilistico necessario alla nostra ripresa».
Properzi M., Abrate P., Bonucci V., (1997), Croce Verde Torino, 90 anni di storia Verde 1907-1997. Archivio storico Croce Verde Torino



